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giovedì 27 febbraio 2014

Tre uomini in barca - Jerome K. Jerome (1889)

"Non c'è nulla che mi irriti quanto vedere gli altri seduti a far nulla mentre io lavoro. 
Una volta ebbi a vivere con un tale che mi faceva diventar matto proprio per questo. Si allungava sul divano e mi guardava ore ed ore mentre lavoravo. Diceva che gli faceva bene guardarmi, perchè gli dimostrava che la vita non era un pigro sogno fatto di noia e sbadigli, ma un compito quanto mai nobile, pieno di doveri e di attività...
Invece io non sono così. Non riesco a star seduto a guardare un altro che s'affanna. Sento il bisogno di alzarmi e di dirigere, di aggirarmi con le mani in tasca e dire all'altro che cosa deve fare. É il mio temperamento energico. Non posso farne a meno."
Jerome Klapka Jerome


TRAMA
L'estate è ormai alle porte, il sole splende alto e le tipiche brume che dominano l'inverno inglese sembrano essersi dileguate del tutto, quindi cosa c'è di meglio di una bella gita?
Questo pensano i tre amici George, Harris ed il narratore Jerome che, desiderosi di lasciarsi alle spalle il famigerato "logorio della vita moderna", decidono di concedersi una bella vacanza di due settimane sul Tamigi con una barca presa a nolo.
E così, dopo aver arruolato anche Montmorency (l'inseparabile, vivacissimo ed attaccabrighe fox-terrier di Jerome) che, a quanto sembra, preferirebbe evitare questo viaggetto, la combriccola si appresta a salpare.
L'itinerario prevede la partenza dal caratteristico borgo medievale di Kingston e, dopo aver risalito il corso del fiume fino ad Oxford, terminerà invertendo la marcia per tornare di nuovo nella Great London.
L'unico inconveniente potrebbe essere costituito dal fatto che i tre amici, nonostante nessuno sia disposto ad ammetterlo, non siano proprio degli esperti barcaioli. Inoltre la loro mancanza di abilità nelle attività pratiche, unita ad una scarsissima capacità di adattamento e, soprattutto, ad un'innata indole da veri e propri scansafatiche, rischiano di causare qualche problema.
Ma tuttosommato si tratta solo di due settimane, che volete che sia...
Ah, che meraviglia! Lo splendore della campagna nel bel mezzo della primavera, le deliziose cittadine che si affacciano sul fiume, cenare sotto le stelle, dormire il sonno dei giusti e, appena svegli, farsi una bella nuotata! Davvero, cosa potrà mai esistere di più rilassante?

RECENSIONE
Opera che, nata originariamente come guida turistica, venne modificata fino a farne un divertentissimo romanzo umoristico, Tre uomini in barca dell'ex maestro elementare Jerome K. Jerome riscosse un successo clamoroso alla fine dell'ottocento, arrivando addirittura a vendere un milione e mezzo di copie nella sola Gran Bretagna e, a distanza di tantissimo tempo, continua ad essere un esempio di comicità brillante e genuina.
Ricco di autentico ed irresistibile british humour e condito da numerosissime divagazioni ed aneddoti, questo libro ci mostra un lato dell'Inghilterra vittoriana assolutamente poco conosciuto, lontano anni luce dalla seriosità della letteratura che andava allora per la maggiore e, con un garbo ed un'eleganza davvero notevole, narra una storia tanto semplice quanto piacevole.
Jerome, su suggerimento dell'editore, tolse le molte disgressioni storiche e culturali che tendevano ad appesantire il testo e confezionò così un racconto che ci regala diverse situazioni spassosissime. Basti citare, in tal senso, il calvario rappresentato dalla scatoletta di ananas sciroppato che non ne vuole sapere di aprirsi, il resoconto del viaggio in treno di Jerome con le pregiate forme di formaggio francese, o la disavventura del povero Montmorency con il pentolino del tè.
Una lettura leggera e quantomai rilassante, e sono sicuro che anche per voi, come lo è stato per me, sarà veramente difficile riuscire a trattenervi dallo scoppiare a ridere sguaiatamente, mano a mano che seguirete le esilaranti peripezie della banda di casinisti più irrefrenabile di tutta Londra.

BF


Nella nostra libreria:
Jerome K. Jerome
Tre uomini in barca (Three Men in a Boat)
ed. BUR ragazzi
226 pag.
traduzione di Pietro Canepa